Cosa desideri?

Molte energie vengono spese dietro questa domanda.
Molto spesso si sente dire “fai quello che desideri.”
Quando ce lo chiediamo profondamente, a quale risposta arriviamo? Ce lo siamo veramente chiesti?

Ci sono dei desideri momentanei, come volere un abito, un’automobile nuova o un cane. Poi ce ne sono altri apparentemente più profondi, come desiderare un fidanzato, o che la mamma ci dica finalmente di volerci bene dopo i trent’anni, o magari di ottenere la laurea.
Sono tutti desideri legittimi, ma che possono incontrare l’ostacolo della realtà.
Dunque se il desiderio non viene soddisfatto, nasce frustrazione. Poi ci sono desideri più profondi, anche qui in apparenza, di realizzarsi spiritualmente, la pace nel mondo o di diventare ciò che siamo.

Più si va dentro il desiderio, meno chiaro è cosa desideriamo perché i confini si dilatano fino a scomparire.
Fortunato è chi non ha trovato soddisfazione nemmeno nelle promesse spirituali e religiose. Si scopre che il desiderio ci porta sempre fuori da questo momento, indipendentemente dalla sua natura più o meno in apparenza profonda.
Si scopre che quando non si desidera si è soddisfatti, e questo accade al di là della motivazione e situazione.

Allora desiderare è ‘sbagliato?’
Al contrario, il problema è che desideriamo troppo poco.
Ci accontentiamo delle briciole quando possiamo avere tutto perché siamo tutto. Realizzare questo non è la fine dei desideri, ma la loro rivalutazione.
Scopriamo che la soddisfazione definitiva non può essere trovata in una motivazione; Non sarà la fidanzata o la benedizione del Guru a renderci eternamente soddisfatti.

Si realizza finalmente che nessun desiderio può soddisfarci del tutto.
Allora ogni desiderio torna ad essere vissuto senza fantasia.
Il meccanismo è stato risolto perché si è giunti alla radice. Quando si ottiene ciò che si desidera, bene. Quando non si ottiene, bene lo stesso. Questo accade senza rassegnazione, perché se qualcosa non si realizza si vede che si creeranno altre opportunità.

Ora non si lotta più contro la vita o Dio ma si impara pian piano a fidarsi.
Saremo sempre spaventati e insoddisfatti, ma piccoli spiragli entreranno quando meno ce lo aspettiamo.
Si impara a desiderare ciò che si ha e non è detto che basti una vita. Non importa, perché ciò che conta è capire. Quando si comprende il resto è un gioco.
A volte si vince a volte si perde.
Ma quando non si ha una visione chiara e si crede di avere ancora bisogno di questo e di quello per essere felici, non è più un gioco ma una questione di vita o di morte.

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