Cos’è la felicità?

Da una base di ascolto non coinvolto, possiamo rimanere disponibili ai flutti interiori che talvolta accarezzano la superficie dei pensieri, e magari anche immergerci ed indagarne la radice…

E’ interessante vedere che, quando si indaga il profondo, andando oltre le giustificazioni, convinzioni, cause e storie personali si trova una radice comune, uguale per tutti, creatrice di ciò che sperimentiamo come “male” nella nostra piccola esistenza: l’idea di domani.
L’idea di qualcosa di alternativo a ciò che c’è adesso, che potrò realizzare domani compiendo una o più azioni.
“E’ un futuro insistente”, diceva Cronenberg nel suo Cosmopolis

L’idealizzazione/virtualizzazione ha preso il sopravvento sulle nostre vite, e l’astrazione ci allontana sempre più dal momento presente: è un serpente che si morde la coda!
Il primo passo nel lavoro alchemico interiore è proprio quello di interrompere questo ciclo… Come? Vedendolo.
Cambiare la visione delle cose è già cambiare le cose, osservatore ed osservato non sono separabili. Vedere il nostro funzionamento, le nostre limitazioni, le nostre paure, ce ne libera – non ad un livello superficiale ma profondo. In superficie, nella corrente della vita, potranno ancora manifestarsi, ma sempre più rarefatti e distanti dal cuore…

Si tratta, com’è ovvio, di abitudini malsane dello spirito: è possibile infatti sperimentare come, abbandonando le astrazioni e godendo di ciò che è presente, si possa sentire sollievo ed apertura, l’essere parte del flusso della vita e non separati da essa, con ogni insoddisfazione dissolta.
Qual è, poi, il motore scatenante di un ritorno all’irrequietezza?
Ciò che capita non di rado è il confronto con persone che, ingenuamente, reputiamo migliori o più felici di noi, complice la moderna vetrina del web. In quale assurdo e ben congegnato tranello ci piace cadere ogni volta! Com’è possibile giudicare il grado di felicità di una persona da qualche foto o qualche gioco di immaginazione?
Eppure, questo è il tranello del mondo bidimensionale in cui viviamo, dove l’immagine è piatta e priva della sua profondità.

Basta un’occhiata, ed ecco che l’urlo echeggia: “Perchè io no?”.
E’ la base della pubblicità, il motore principale del consumismo moderno, la scintilla dello shopping compulsivo – di ogni “cosa”: oggetti, persone, emozioni…
Un’oggettificazione di cui siamo preda e predatore, la mercificazione dei corpi alla ricerca di quella “felicità” promessa da venditori, psicologi del marketing e consulenti spirituali.
Poi, ad un certo momento della vita, è necessaria una maturazione, un questionarsi profondo, una rimessa in discussione di ogni caposaldo di ciò che chiamiamo “il mio pensiero”… Una domanda sorge: cos’è la felicità?
E’ la felicità il frutto di un oggetto?
E se ciò che desideriamo davvero fosse l’imprevedibilità di una vita senza copione?

Felicità: spontaneamente si irradia nell’assenza del domani…
Nella non mancanza…
Nell’immortalità dell’istante…

Lamia Barbara

Immagine: Duane Michals, Joan Didion, 2001.

2 pensieri su “Cos’è la felicità?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *