Decisione e indecisione

Alcune decisioni vanno prese subito, ed è il corpo a prenderle.
Destra o sinistra? Non c’è il tempo di pensare, solo azione.
Poi esistono sono altre decisioni più dilatate nel tempo, che non richiedono una scelta immediata.
Poiché c’è il tempo di pensare, si iniziano a creare conflitti esistenziali di ogni genere, come la questione sull’essere più o meno indecisi.

Ho notato questo; Quando non decido perché mi rendo conto che l’urgenza è solo un pensiero ricorrente, gli eventi si ‘snodano’ da soli. 
Giallo o verde ? E poi appare il rosso.
Destra o sinistra? E poi appare dritto.
Il problema è l’insofferenza e il disagio di non riuscire a stare con questo stato d’animo.
Questo sopratutto a causa del nostro sistema di pensiero che giudica come ‘passività’ o ‘perdita di tempo’ lo stato contemplativo.

L’attesa non è ammessa: bisogna decidersi, fare, pensare, capire, realizzare!
È l’indecisione a far soffrire o il bisogno di essere decisi, di avere un progetto e una direzione?
Non c’è da rispondere, ma da osservarlo momento per momento.
Di solito si dice: ‘segui il tuo cuore, segui il tuo istinto, segui ciò che senti…’
Parole.
Nella scelta l’unica cosa che prevale è la scelta.

Essa accade come la crescita delle unghia e la circolazione del sangue. 
Il disagio provocato dall’immaginario stallo nasce sempre dall’idea di un ego volitivo. 
L’ego ha paura di sentirsi dire che non esiste, e quindi segue percorsi di crescita interiore che gli danno istruzioni sul modo migliore di compiere scelte ‘consapevoli’ o ‘fuori dalla paura’.
Segui il tuo cuore, dice qualcuno. Di chi? Dell’ego.

La realtà non ha bisogno di sentimentalismi o strategie particolari.
E’ un gioco, sono parole.
E’ come dire che, poiché è caduta la penna, essa è caduta per un disegno divino. Oppure se qualcuno si rompe una gamba l’altro gli dice: ‘poteva andare peggio’… 
Cosa vogliono dire queste affermazioni? Niente. Sono rassicurazioni.

Ciò che prevale sono i fatti.
C’è confusione, c’è indecisione, c’è entusiasmo. La realtà è quella che sto vivendo adesso. 
Nessun destino o scopo per me, perché non c’è alcun ‘me’.
L’ego interpreta questo in termini fatalistici perché il pensiero non riesce a concepirsi senza un centro di comando.
Il centro di comando è apparente, non è necessario nessun ego o anima per guidare le scelte.

Non ci sono strade sbagliate, non ci sono direzioni più o meno evolutive.
C’è solo questo istante.
Questo istante è senza nessuno; Quel ‘qualcuno’ che vuole stare nel momento e appropriarsene per smettere di soffrire, è una caricatura, un fantasma. 
E’ lui che deve togliersi di mezzo. Come? Vedendo che non esiste.
E chi lo vede? Nessuno.

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