Pensieri sparsi, al mattino

E’ mattina.
Sul balcone, osservo con occhi curiosi il lento risveglio della piccola città: i raggi del sole si posano con delicatezza sui rami ed i tetti delle case, gli uccellini cantano qualche dolce canzone, gli uomini iniziano ad occuparsi delle più svariate attività.
Macchine con esseri umani di ogni tipo solcano la strada di cemento, mi piace immaginare le loro storie: c’è chi accompagna i bambini a scuola, chi va a lavorare, chi va in aeroporto, chi corre in ospedale, chi va dal veterinario, chi parte per un viaggio lungo, chi per un viaggio breve, chi va a fare la fila in qualche ufficio, chi a fare la colazione in centro, chi va al mare, chi a dipingere o scrivere poesie, chi va in montagna, chi ha solo voglia di guidare senza alcuna meta, chi scappa da casa, chi torna a casa, chi ascolta la radio, chi cerca il silenzio…

Migliaia di vite che si muovono individualmente, eppure parte di un unico movimento…
Mi torna alla mente il ricordo di quando presi l’aereo la prima volta, una delle cose che mi sorprese di più fu il vedere dall’alto le attività degli uomini, e salire sempre più in alto: prima vedi solo una porzione, poi il tuo sguardo accoglie l’interezza.
Le macchine sulle strade come un unico flusso su grandi arterie, che poi diventano capillari sempre più sottili… Finché, la notte quando si è abbastanza in alto, tutta la città sembra un complesso nervoso di luci…

Siamo parte di un unico organismo, un uni-verso, chissà dove stiamo andando?
Eppure, il movimento verso una direzione presupporrebbe qualcosa al di fuori dell’universo stesso, ma dato che è tutto parte del tutto allora il movimento è senza meta né direzione ed assomiglia più ad un gioco, o ad una danza…

Un unico universo che danza…
Un grande essere che si diletta nella danza cosmica dell’esistenza.

Lamia Barbara

Immagine: Soichi Sunami Untitled, circa 1935.

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