Sentire

D: Io sono me stesso

R: Non si può essere ‘me stesso’, si può solo Essere. 
Il ‘me’ si ha, non si è. Colui che dice ‘io sono’ si appropria di un oggetto mentale e di una sensazione fisica, proprio come si appropria di una bicicletta o di un appartamento. 
Chi eri prima di nascere, prima di dire ‘io sono me stesso’? Qualcuno ti ha detto ‘tu sei questo’ e tu lo ripeti a memoria. 
Quando lo capisci tutte le nevrosi nate dal seguire i famosi ‘sii te stesso, segui te stesso, sviluppa te stesso, ama te stesso…’ si sciolgono come neve al sole, perché sono nonsensi.

D: Cos’è per te la sensibilità?

R: Non sentimentalismo. Esso nuoce ad una vera sensibilità.
Sensibilità è affinare una sensazione fino ad eliminare il dualismo tra chi sente e ciò che è sentito.
Finché c’è qualcuno che sente qualcosa, in realtà quello è un pensiero che si intromette nel sentire.
Più sento meno sono, fino ad un punto in cui la vita, il mondo, la foglia, la rabbia, sono indefinibili ed illimitati.




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